Il Polo: le origini dello “sport dei re”

20 Mar 18

Anche noto come “lo sport dei re”, il Polo affonda le sue origini in Asia. Secondo alcune ipotesi, infatti, le sue radici si collegano alla disciplina giapponese del “Dakyu”, di cui abbiamo notizie certe a partire dall’VIII secolo. Per una seconda ipotesi, invece, le origini del Polo si rintracciano in Mongolia, paese nomade in cui il cavallo ricopriva un ruolo centrale: le movenze e lo stile di gioco deriverebbero direttamente dalle battute di caccia nelle quali si inseguiva la preda a cavallo e la si colpiva a morte con un bastone. Questa teoria dà al Polo il titolo di uno degli sport più antichi del mondo: alcune fonti infatti fanno risalire al 600 a.C. la prima partita ufficiale, disputatasi fra persiani e turcomanni. A rafforzare l’idea che il Polo sia “lo sport dei re” è la leggenda secondo la quale anche il sovrano mongolo Gengis Khan lo amasse particolarmente: è probabile che la sua diffusione in Cina sia avvenuta proprio per merito suo a partire dal 1211.

Dalla Cina il Polo si diffonde in India: qui, infatti, viene praticato in particolar modo dai sovrani indiani, i Maharaja, grazie ai quali riesce ad affermarsi in Europa e poi in tutto il mondo: nel XIX secolo i soldati britannici arrivati in India grazie alla spinta coloniale conoscono per la prima volta questo sport e ne rimangono affascinati. In breve tempo in India si formano i club: il primo in ordine di tempo è datato 1859, mentre il secondo, che è ancora oggi uno dei più importanti del mondo, nasce nel 1862 a Calcutta. Dall’Oriente il Polo si sposta in Occidente e la prima tappa verso la Gran Bretagna è la piccola Malta: è qui che nel 1868 nasce il primo Polo club occidentale. Nel frattempo le regole del gioco continuano a essere codificate e ridefinite, dando vita a un processo abbastanza lungo che inizia ufficialmente nel 1870 con John Watson e termina nel 1874 grazie all’Hurlingham Club: da questo momento in poi il Polo assume una sua identità definitiva.

Dopo una discreta diffusione europea, il Polo viene esportato in Argentina. Qui viene facilitato principalmente da tre fattori: quello ambientale determinato dalle pampas, ideali per un gioco equestre; la presenza nel territorio dei famosi gauchos, ossia i mandriani abili nell’addestramento e nella cura dei cavalli e la particolare qualità dei cavalli stessi, che vantano predisposizione all’addestramento e una elevatissima resistenza alla fatica.

In poco tempo vengono fondati numerosi Club e il gioco diventa sport nazionale. Nel Novecento diventa ufficialmente sport olimpico: viene ammesso alle Olimpiadi di Parigi nel 1900, di Londra nel 1908, di Anversa nel 1920, ancora a Parigi nel 1924 e a Berlino nel 1936, data che ne segna la sua ultima apparizione. I campionati mondiali invece vedono la luce solo molto tempo dopo e la prima edizione si gioca sempre in Argentina, a Buenos Aires, nel 1987. Il Polo è sempre stato uno sport riservato alla fetta più nobile della popolazione e quindi non propriamente un gioco per tutti. Fra i suoi più sinceri ammiratori si possono annoverare, oltre al già citato Gengis Kahn, il politico e storico Winston Churchill che ne coltivò l’amore per tutta la vita.  In Italia, a Roma, nel 1930, fu fondato dal Duca di Spoleto il vero primo Polo Club.

Oggi in Italia si gioca su più di venti campi, teatro di eventi internazionali quali le selezioni per i Campionati Mondiali e i Campionati Europei, oltre a un grande numero di tornei internazionali.

 

 

Condividi: